Chi sono

Mi chiamo Andrea Devicenzi, sono Coach e Atleta, appassionato di Sport ed avventure al limite. Sono sposato con Jessica ed ho due meravigliose bambine, Giulia e Noemi.

All’età di 17 anni un grave incidente motociclistico mi ha causato l’amputazione della gamba sinistra. Un evento tragico che ha cambiato la mia vita per sempre.

"Se n’è andata una gamba
ma non la voglia di vivere
ogni giorno della mia Vita
al massimo delle mie possibilità."

Blog

  • Tappe che all’apparenza potrebbero sembrare solo chilometri sulla carta, poi, cavalcandole in bici, capisci che erano qualcos’altro, come fossero un racconto in attesa di essere vissuto. La tappa due del Tour dei 4 Elementi inizia a Ormea, dove il vicesindaco Italo Vinai è lì ad aspettarci. Un saluto breve, sincero, di quelli che valgono più di un discorso ufficiale. Sindaci, vicesindaci e le amministrazioni dei piccoli comuni, che ti ricordano perché hai scelto di attraversare l’Italia intera invece di prendere l’autostrada: perché l’Italia vera abita qui, in questi luoghi che la carta geografica segna con un nome piccolo e che invece custodiscono storie grandi. A Ceva ci accoglie l’amministrazione comunale e qui succede una di quelle cose che rendono un Tour diverso da una gara: si aggrega Marco, dell’ASD Pedale Canellese. Un ciclista del territorio, uno che conosce ogni curva di questa terra per averla pedalata decine di volte. Quando qualcuno si unisce al percorso, così, spontaneamente, improvvisamente, con la sua bici e la sua storia, capisci che quello che stai facendo non è una performance solitaria, ma qualcosa che appartiene anche agli altri. Poi viene l’Alta Langa, attraverso l’itinerario napoleonico, strada panoramica che non ti aspetti. Si apre davanti a te una Liguria diversa da quella della costa e che mi aspettavo, più silenziosa, più austera, più profonda. Le colline si moltiplicano verso l’orizzonte, i borghi appaiono e scompaiono, il silenzio è interrotto solo dal fortissimo vento che in alcuni momenti, mi sposta leggermente obbligandomi a rallentare per la mia sicurezza. Bossolasco e Manera, nomi che forse non dicono niente a chi non li conosce, e che invece a chi ci passa sopra in bici lasciano qualcosa dentro, ed è proprio questo il privilegio del ciclismo lento: vedere quello che la velocità non permette. Le gambe lavorano bene. La preparazione dei mesi precedenti si sente, non come assenza di fatica, ma come capacità di gestirla, di trovare il ritmo giusto anche quando la strada sale. È quella sensazione che Csikszentmihalyi chiamerebbe il canale del Flow: il punto in cui la sfida e la competenza si incontrano, e si pedala senza pensare di pedalare. L’arrivo a Canelli porta con sé una sorpresa che vale da sola tutta la tappa. Le Cantine Contratto ci aprono le porte. Una storia di vino che affonda le radici nell’Ottocento, in uno dei territori enologici più preziosi d’Italia, l’Astigiano, il Moscato, le bollicine che hanno fatto conoscere il Piemonte nel mondo. Ascoltiamo la loro storia, camminiamo tra le bottiglie, tocchiamo la pietra antica delle cantine sotterranee scavate nella collina. Poi assaggiamo un loro millesimato, uno di quelli che hanno dentro il tempo, il terreno, le mani di chi li ha fatti. È esattamente questo che cercavo quando ho disegnato il Tour: non attraversare l’Italia, ma incontrarla. Non pedalare sopra i luoghi, ma entrarci dentro. La sera, prima della conferenza, siamo ospiti di Antonella Fausone nella Villa Montariolo insieme a Filippo di SportTV e Sabrina. Un tavolo, una cena, conversazioni che scivolano da un argomento all’altro con la naturalezza di chi condivide qualcosa di autentico. Momenti, lontano dai palchi e dai microfoni, che sono parte del Tour quanto i chilometri, o forse di più. La conferenza serale alla Sala delle Stelle del Comune di Canelli si chiude con la sindaca Roberta Giovine e il vicesindaco Mauro Stroppiana. Un’altra sala, un altro pubblico, un’altra storia da raccontare. Quando esco, la notte è fresca e il cielo sopra le colline del Monferrato è pieno di stelle. Domani si riparte, verso Alba, verso la Basilica di Superga, verso la terza tappa di un viaggio che ogni giorno dimostra di essere molto più grande di quanto avessi immaginato. Sempre, un chilometro alla volta.

    Leggi tutto
  • Mercoledì 13 maggio 2026 Ci sono giorni che aspetti per mesi. Giorni che hai costruito pezzo per pezzo, gli allenamenti, la logistica, le conferenze, i partner, le mappe, fino a quando, arriva il momento in cui smetti di aspettare e cominci a pedalare. Oggi è stato quel giorno. È iniziato con una santa messa al Monastero delle Carmelitane Scalze di Sanremo, alla presenza del Vescovo di Ventimiglia e Sanremo. Un momento di raccoglimento e gratitudine, prima di tutto. Poi l’incontro con l’assessore regionale della Liguria Luca Lombardi e con Desirée Negri della segreteria della Regione Liguria. Un segnale concreto di quanto questo Tour stia diventando qualcosa che va oltre il ciclismo. Alle 10 in punto siano partiti. La discesa verso Ospedaletti è dolce, quasi un saluto all’Italia che ci attende. Un passaggio davanti alla stazione di Sanremo e poi comincia la vera storia. Il Poggio. Chi conosce la Milano-Sanremo sa cosa significa quel nome. Una salita entrata nella leggenda del ciclismo mondiale, dove si sono decise decine di classiche. Pedalare su quei tornanti oggi, il primo giorno del Tour, con la consapevolezza di avere ancora 3.000 km davanti, è un’emozione difficile da descrivere. Non è reverenza, ma appartenenza. Come se quelle pietre avessero già visto tutto il possibile e stessero guardando anche questo, con la stessa pazienza di sempre. Poi la Cipressa. Un altro nome che pesa. Un altro pezzo di storia del ciclismo italiano che oggi è diventato parte della nostra storia. Le gambe rispondono benissimo, tutta la preparazione dei mesi precedenti, si sente. La testa è già al viaggio, e in cima si capisce che il corpo è pronto, che i mesi di lavoro non sono stati vani. Circa dieci chilometri di ciclabile, il respiro che torna, il mare alla sinistra che accompagna. A San Lorenzo al Mare succede qualcosa che non avevo previsto e non sapevo quanto mi avrebbe colpito. Un gruppo di piccoli ciclisti ci aspetta sul bordo della strada, accompagnati dalle loro madri, sorridenti. Con loro una coppia, marito e moglie, con una bici speciale: quella che permette alle persone con disabilità diverse di vivere l’esperienza del ciclismo, di sentire il vento in faccia grazie ad una bici. Di essere parte di quel movimento che a molti sembra scontato e a molti altri no. L’arrivo a Imperia è via ciclabile, con il mare che non lascia mai. Ad aspettarci i membri dell’Associazione Parasio, che hanno organizzato la prima conferenza serale dell’intero Tour, prima, di 26. Stasera, parlando, ho capito una cosa che sapevo ma che oggi ho sentito in modo diverso: questi mesi lunghi di programmazione, le ore di allenamento, i fogli con le mappe e i dislivelli, valeva, per arrivare qui, per raccontare perché si parte, dove si va e cosa si cerca lungo la strada. Una prima giornata carica di emozione e di desiderio, come ambasciatore della mia città, Casalmaggiore, e la consapevolezza piena, ora che le ruote hanno cominciato a girare, di quanti posti meravigliosi ci attendono. Come? Percorrendo un chilometro alla volta.

    Leggi tutto
  • Ieri, al Senato della Repubblica, abbiamo presentato il Tour in bici alla ricerca dei 4 Elementi: 3.000 chilometri da Sanremo all’Etna, 35 tappe attraverso 15 regioni italiane, dal 13 maggio al 21 giugno 2026. Un progetto ambizioso, una sfida che equivale a scalare l’Everest quattro volte in termini di dislivello. Ma c’è qualcosa che mi riempie di orgoglio più di ogni altro aspetto di questa avventura: rappresentare il mio territorio in un’impresa nazionale, dopo aver viaggiato per moltissimi anni in giro per il mondo, dall’India agli Stati Uniti, dalla Scandinavia al Perù. Quando penso al percorso che mi porterà da Sanremo all’Etna, quando immagino le 35 conferenze serali che terremo in ogni tappa per incontrare scuole, famiglie, amministrazioni e imprenditori, quando vedo il sostegno di partner importanti che vi elenco qui sotto, e quando leggo i patrocini ottenuti da Lions Multidistretto 108 Italy, Panathlon International e Fair Play, sento una responsabilità precisa: raccontare all’Italia chi siamo e da dove veniamo, perché questo Tour parte da Casalmaggiore, da casa mia, dal cuore della Pianura Padana, e questa sarà una responsabilità che porto con orgoglio e commozione. Casalmaggiore rimane punto nevralgico tra tre province fondamentali: Cremona, Mantova e Parma. Tre anime che si incontrano, tre identità che dialogano, tre storie che si intrecciano lungo le rive del Po e nei campi che si perdono all’orizzonte. Quando pedalerò da Sanremo all’Etna, attraversando l’elemento ARIA (da Sanremo a Trieste), l’elemento TERRA (da Trieste a Casalmaggiore, passando per Bologna, Firenze e Roma), l’elemento ACQUA (da Roma a Reggio Calabria) e l’elemento FUOCO (in Sicilia fino alla vetta dell’Etna), porterò con me questo territorio. Lo porterò nei racconti che farò ogni sera nelle conferenze pubbliche. Lo porterò nelle parole che dirò agli studenti, alle famiglie, agli imprenditori che incontrerò lungo il percorso. Lo porterò nel significato stesso di questo viaggio: dimostrare che qualsiasi sia il tuo Everest, una malattia, un fallimento, una perdita, si può superare. Alla conferenza stampa di ieri, moderata dalla giornalista Antonella Arpa, c’era anche Marco Micolo, Assessore al Turismo e Sport di Casalmaggiore. Vedere la mia città rappresentata in Senato, sentire il sostegno istituzionale accanto a quello di partner nazionali e internazionali, sapere che il Gruppo Casalasco, la BCC Credito Padano, AVR, e tante altre realtà del nostro territorio credono in questo progetto, mi ha fatto capire ancora una volta che quando parli di casa tua con autenticità, gli altri ti ascoltano. Questo Tour ha un valore solidale fortissimo: per ogni chilometro percorso doneremo 1 euro a tre associazioni del terzo settore che si occupano di fragilità e inclusione (Kayros di Vimodrone per giovani segnalati dal Tribunale dei Minorenni, Cascina San Vincenzo di Concorezzo per ragazzi autistici, Dona di SLAncio di Parma per famiglie colpite dalla SLA). Inoltre, ha anche un valore simbolico che per me è altrettanto importante: far conoscere l’Italia meno raccontata, quella che lavora, che resiste, che non fa rumore ma che costruisce futuro ogni giorno, così come la mia Pianura Padana che produce, che innova, che accoglie, che si rimbocca le maniche. Pedalerò con una gamba sola per 3.000 chilometri, affrontando un dislivello equivalente a quattro l’Everest, raccontando ogni sera a centinaia di persone che la resilienza non è un miracolo, ma un metodo, e mentre lo farò, porterò con me l’orgoglio di rappresentare un territorio che spesso resta nell’ombra, ma che merita di essere celebrato per quello che è: il cuore produttivo, culturale e umano dell’Italia del FARE. Il Tour in bici alla ricerca dei 4 Elementi partirà mercoledì 13 maggio 2026 da Sanremo e arriverà sabato 21 giugno 2026 sulla vetta dell’Etna. 35 tappe, 15 regioni, conferenze serali gratuite aperte a tutti. L’intero progetto è sostenuto da: Città di Casalmaggiore, Progetti del Cuore, Best Western Hotels, Lombardo Bikes, Gruppo Casalasco, Italgreen, Vittoria, Coppini Arte Olearia, Quixa, BCC Credito Padano, Outwet, Fizik, Deda Acciai, AVR, Katana, MyNet. Qui sotto trovate le tappe! Vi aspettiamo ON THE ROAD

    Leggi tutto
  • Andrea Devicenzi Paralimpiadi

    Milano-Cortina 2026, 12 marzo Ho appena terminato di guardare la finale di curling alle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 tra Corea e Cina. Nel sentire che la categoria mista è stata per la prima volta inserita alle Paralimpiadi, sono stato felice per loro, ma profondamente rammaricato per chi, come me, pedala con una gamba sola. Mi vedo dunque costretto a parlare di una verità scomoda che il mondo paralimpico sembra non voglia affrontare. Osservate questa foto in alto. Notate qualche differenza? Ricordo ai più distratti che si tratta di ciclismo, sport in cui il numero di pedali funzionanti e dunque il numero di gambe che spingono, è “sensibilmente” importante. I tre atleti nella parte superiore della foto, sono coloro che a Parigi 2024 hanno vinto le tre medaglie su pista nel chilometro da fermo nella categoria C2, la mia categoria, se decidessi di gareggiare a livello nazionale e internazionale: Alexandre Léauté (Francia) con paralisi parziale gamba destra Hidde Buur (Olanda) con paralisi cerebrale braccio/gamba destra, Gordon Allan (Australia) con paralisi cerebrale quattro arti. Tre atleti straordinari, tre campioni che meritano il loro successo e i traguardi che hanno raggiunto e che raggiungeranno. MA tutti e tre hanno DUE GAMBE. Medaglie per alcuni, impossibilità per altri. In alcune categorie paralimpiche esistono decine di classi diversificate, regalando agli atleti opportunità multiple, mentre per chi ha disabilità diverse nella stessa categoria non esistono possibilità di competere alla pari. Gareggiare nel ciclismo con una gamba contro atleti che ne hanno due è pressocché impossibile misurarsi alla pari. Non è una questione di talento, di allenamento o di voglia. La questione è fisica, biomeccanica, è matematica, perciò mi chiedo: perché si aggiungono nuove categorie e medaglie in alcuni sport, come il curling misto che ho appena visto per la prima volta alle Paralimpiadi, mentre nel ciclismo un amputato di gamba viene messo a competere con atleti che hanno entrambe le gambe funzionanti? Sottolineo che a 52 anni per me il percorso paralimpico è sicuramente chiuso. Non sto scrivendo per rivendicare una medaglia che non avrò mai, sto scrivendo perché aprire una discussione attorno a un tavolo potrebbe motivare e stimolare “miei simili” a mettersi in gioco, sognando come tanti altri l’oro paralimpico. C’è un ragazzo di 20 anni, da qualche parte nel mondo, che ha perso una gamba e sogna di diventare campione paralimpico di ciclismo. Quello stesso ragazzo, oggi, scoprirà che il suo sogno è impossibile per statuto, non per mancanza di talento. Lo sport paralimpico dovrebbe essere il luogo dell’equità per eccellenza. Dovrebbe essere il luogo dove ogni disabilità trova la sua giusta collocazione, dove ogni atleta può competere alla pari con chi ha una condizione simile alla sua. Un grandissimo in bocca al lupo ai campioni di Milano-Cortina. Voi siete eroi che ispirate il mondo. Al movimento paralimpico dico: non è più accettabile ignorare queste disparità. Lo sport deve essere uguale per tutti.

    Leggi tutto
  • Andrea Devicenzi Abbigliamento OUTWET

    Continua la preparazione per i traguardi di questo 2026. Al mio fianco, o meglio, addosso, la nuova arrivata: la maglia intima OUTWET, e posso garantirvi che è spettacolare. Anche quest’anno OUTWET è al mio fianco con maglieria intima e abbigliamento personalizzato. Una partnership che dura dal 2022, iniziata durante l’avventura in Islanda e che oggi si rinnova con ancora più forza. Ricevere la conferma anno dopo anno dalle aziende che mi seguono è motivo di grande gioia, orgoglio e conferma di tutto ciò che facciamo, perché nella maggior parte delle volte, il nostro lavoro va OLTRE l’impresa sportiva, entrando nel cuore delle persone. OUTWET questo lo ha capito fin dal primo giorno. Quest’anno OUTWET mi accompagna con due soluzioni tecniche pensate per ogni condizione: BASE LST – La protezione termica perfetta Maglia lupetto a maniche lunghe in polipropilene Dryarn® che unisce isolamento termico eccellente e gestione dell’umidità superiore. Il filato Dryarn® (94% polipropilene, 6% elastan) veicola il sudore verso l’esterno lasciando la pelle asciutta anche durante sforzi prolungati. Quando pedali per ore, quando il freddo ti entra nelle ossa, questa maglia fa la differenza tra sofferenza e prestazione. Traspirante, comoda, protettiva, per climi freddi e allenamenti invernali intensi. BASE SS – L’equilibrio per la mezza stagione Maglia a maniche corte con inserti a rete posizionati strategicamente nei punti dove il corpo suda di più. Leggera ma efficace, mantiene l’equilibrio igrometrico perfetto grazie al polipropilene Dryarn® che controlla il flusso di vapore acqueo. Per quelle giornate dove il freddo non c’è più ma il caldo non è ancora arrivato, quando la temperatura cambia tra mattina e pomeriggio. L’alleato perfetto per allenamenti primaverili e autunnali. Entrambi i capi sono certificati Oeko-Tex®, quindi completamente sicuri per l’uomo e per l’ambiente. Materiali ipoallergenici, antibatterici, con cuciture ridotte al minimo per massimizzare il comfort durante ore e ore in sella. Perché quando pedali 200, 300, 400 chilometri, ogni dettaglio conta. Anche quello che non si vede. Successivamente arriverà anche l’abbigliamento personalizzato che al momento è in fase di definizione posizione loghi. Ma questa è un’altra storia che racconteremo presto. Grazie OUTWET per la fiducia rinnovata. Grazie per aver capito che le sfide si vincono insieme.

    Leggi tutto
  • Andrea Devicenzi TOOT Engeneering Record del mondo Guinness world records

    C’è un momento, nella preparazione di una grande impresa, in cui capisci che ogni millimetro conta. Ogni grado di inclinazione. Ogni grammo di peso. Ogni centimetro di posizione. Quel momento, per me, così, quasi all’improvviso come un sogno, è arrivato martedì scorso, all’interno del laboratorio dove nascono i campioni. Sono entrato nel quartier generale di TOOT Engineering a Montichiari, dove Romolo Stanco, architetto, ingegnere, visionario, applica al ciclismo lo stesso approccio che ha fatto vincere gare in Formula 1 e portato atleti ai Mondiali e alle Olimpiadi. Romolo non progetta biciclette! Progetta ciclisti! La sua filosofia è chiara: “Non abbiamo progettato una nuova bici, abbiamo progettato l’atleta”. Quando arrivi davanti a lui, capisci che non sono parole di marketing, ma un approccio radicale che ha portato TOOT Engineering a vincere due volte il premio come Best Bike al NAHBS, a far conquistare 7 titoli continentali e 3 campionati del mondo a squadre. Quando l’asticella si alza, i dettagli diventano tutto ed a seguito dei 10 Guinness World Records del 2025, con la squadra abbiamo deciso di alzare ancora l’asticella. Insieme a Romolo e al suo team, abbiamo lavorato sulla posizione dell’invasatura in carbonio del moncone, un punto di contatto tra me e la bici importantissimo, dove si scarica gran parte della potenza, e dove ogni grado di inclinazione sbagliato si trasforma in dispersione di energia. TOOT Engineering lavora con tecnologie aerospaziali. Usano il digital twin system: creano un modello digitale del ciclista in azione, lo testano nel simulatore Horai® e nella galleria del vento virtuale Aeromotion®. Ogni variazione di posizione viene analizzata in tempo reale: potenza, cadenza, velocità, area frontale, CdA. Come dice Romolo: “Quando il risultato sembra perfetto, certamente si può migliorare ancora.” Quello che mi ha colpito è l’approccio motorsport che Romolo porta nel ciclismo. Lavora con gli stessi partner che costruiscono componenti per Formula 1: leghe di alluminio aerospaziale prodotto da APWORKS, stampa 3D parametrica, test di carico con le macchine Litem-Life Testing, collaborazione con l’Università di Pavia. Le bici TOOT, sono soluzioni personalizzate costruite intorno all’atleta. Atleti come Letizia Paternoster, Chiara Consonni e Benjamin Thomas hanno corso e vinto con le sue bici. Il team argentino ha usato la rivoluzionaria X23 Swanigami alle Olimpiadi di Parigi 2024. I grandi risultati non nascono dai gesti eclatanti ma da dettagli a volte invisibili. Ore passate a studiare un’inclinazione di un solo grado. Dall’ossessione per il millimetro. Dalla convinzione che si può sempre fare meglio. Grazie Romolo Stanco. Grazie TOOT Engineering.

    Leggi tutto

Eventi

Eventi trascorsi

  • Iniziano da Sabbioneta le presentazioni aperte al pubblico, relative al mio ultimo viaggio in Scandinavia, Finlandia, Svezia e Norvegia, denominato #crossinthenorth. Faremo assieme un viaggio, grazie a racconti, aneddoti, filmati e foto. Vi aspetto! Vi aspettiamo!

    Leggi tutto
  • Andrea Devicenzi Libro

    Castelverde – 9 dicembre 2022 Altro appuntamento in cui poter venire ad ascoltare e vedere l’Impresa in Islanda. Questa l’organizzazione della serata: Dalle ore 19 MOSTRA FOTOGRAFICA Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21:45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” VI ASPETTO

    Leggi tutto
  • Andrea Devicenzi Islanda

    Noceto (PR) – 25 novembre 2022 Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale”. Dalle ore 18 alle 23 – Mostra Fotografica Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21.45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” Seguiranno aggiornamenti

    Leggi tutto