Chi sono
Mi chiamo Andrea Devicenzi, sono Coach e Atleta, appassionato di Sport ed avventure al limite. Sono sposato con Jessica ed ho due meravigliose bambine, Giulia e Noemi.
All’età di 17 anni un grave incidente motociclistico mi ha causato l’amputazione della gamba sinistra. Un evento tragico che ha cambiato la mia vita per sempre.

"Se n’è andata una gamba
ma non la voglia di vivere
ogni giorno della mia Vita
al massimo delle mie possibilità."
Blog
Sono passate circa quaranta ore da quando sono arrivato, e faccio ancora fatica a rendermi conto del numero che ho lasciato sul circuito de LA PISTA di Lainate: 623,820 chilometri. Lo scrivo e non mi sembra ancora del tutto vero. Il corpo è stanco, la testa è stanca e sono certo che più passerà il tempo, più riuscirò a tradurre in parole quello che ho davvero ho vissuto dentro quei chilometri. Per ora, provo a scrivere quello che riesco a pensare in questo momento. In queste ore, a occhi chiusi, sdraiato, mentre ripensavo a tutto quanto, mi è tornata in mente una parola sola. COSTRUIRE. Sì, proprio così: sento che questi dieci record li ho costruiti nell’anno, negli anni, sotto moltissime forme. Li ho costruiti in sella, prima di tutto, sull’argine maestro, a fianco del fiume Po, ore su ore, con la bici T-RED fatta su misura per me. Li ho costruiti ascoltando le interviste di chi aveva già affrontato prove simili tra le persone normodotate, cercando in quelle storie qualcosa da portare nella mia. Li ho costruiti con gli esercizi per irrobustire il corpo, giorno dopo giorno, nei mesi in cui la sfida sembrava ancora lontana. Ma soprattutto li ho costruiti insieme alla squadra che mi ha affiancato in tutto questo tempo. Con Fausto e Alessia, che hanno programmato, comunicato, cercato gli sponsor che hanno reso possibile tutto questo. Con Romolo ed Erica, che hanno costruito la bici in ogni suo dettaglio, pensandola intorno a me invece che adattando me a lei. Con Alessandro, giudice per la seconda volta dopo Palma de Mallorca dello scorso anno e con i ragazzi del mio progetto scolastico “Oltre l’Impossibile”, che in questi anni hanno condiviso con me un pezzo di strada e che ancora una volta erano lì. Tutto era perfettamente programmato e studiato. Dal primo metro in sella, io pensavo esclusivamente al mio corpo: all’andatura, ai watt, a giocare sulle traiettorie per ottimizzare ogni centimetro. A tutto il resto, ci pensava chi era al box, ognuno concentrato sul proprio compito, nessuno sui miei. È stata proprio questa divisione, questa fiducia reciproca, a portarci al traguardo. Io non avrei potuto pensare a tutto. Loro hanno pensato a tutto quello che io non potevo. Non è stato un percorso lineare, e non voglio raccontarlo come se lo fosse stato. Ci sono stati momenti difficilissimi, in cui arrivare al termine delle due ore che separavano una sosta dall’altra sembrava interminabile. In quei momenti è tornato, ancora una volta, il pensiero che mi accompagna da sempre, oramai diventato per me un mantra, “un passo alla volta”, solo che questa volta si è allargato, naturalmente, in “un chilometro alla volta”. Quello, insieme all’incitazione che arrivava a ogni giro da chi mi seguiva dal box, mi ha aiutato costantemente a intravedere la fine del tunnel, anche quando sembrava lontanissima. Adesso l’obiettivo è semplice, ed è il primo vero cambio di passo dopo mesi di programmazione millimetrica: recuperare appieno le forze, tornare in sella per allenamenti di recupero, senza nessuna finalità specifica. Solo il piacere di pedalare, e la cura della mia salute fisica e psicologica, quella che per mesi ho messo al servizio di un obiettivo preciso, e che ora torna a essere semplicemente mia. Nel frattempo aspettiamo da WUCA le distanze certificate ufficialmente, e poi festeggeremo una seconda volta, come si deve. Ma il grazie più grande, quello vero, va già da ora a tutte le persone che in qualche modo hanno contribuito a questo traguardo e sono davvero tantissime. Perché se c’è una cosa che questi 623,820 chilometri mi hanno confermato, è che la condivisione è l’unico modo per arrivare così lontano. Da soli, forse, si arriva. Ma non così lontano. E soprattutto, non così. Partner e Sponsor dell’iniziativa L’impresa è stata realizzata grazie al supporto di: Progetti del Cuore, Borello, Pomì, Quixa, Vittoria, Katana, TOOT Engineering, TiRED Bikes, Coppini Arte Olearia, Tagliabue, Dama, Deda Elementi, Fizik, AVR, ANMIC Cremona, Dona di Slancio. FOTO di Marta Callegaro
Leggi tutto
Mercoledì 2 settembre 2026 — Circuito La Pista, Arese Ci siamo trovati alle 8:30 all’ingresso del circuito La Pista di Arese, con tutta la squadra che mi avrebbe seguito nelle otto ore, ognuno con il proprio incarico. Io mi sono cambiato, loro hanno preparato tutto il materiale ed alle 9 in punto siamo partiti. Obiettivo: otto ore. Ultimo test importante prima del record. La temperatura alla partenza era perfetta per allenarsi ed eseguire una performance di alto livello. Protocollo delle soste, definito in ogni dettaglio: la prima sosta dopo tre ore, poi una ogni due ore, cinque minuti ciascuna. Cinque minuti in cui scambiavo tre chiacchiere con la squadra, mentre emergevano nuove idee, si scherzava, mangiavo il riso, mi rinfrescavo e soprattutto mettevo il ghiaccio dietro la schiena, in buste appositamente preparate. Arrivato alle 13:00, 13:30, a metà del test, pensavo che il momento più caldo fosse finito. La grande sorpresa è stata che da trenta gradi siamo passati a trentatré. Le ultime tre ore, fino alle 17, sono state molto sofferte, dal punto di vista fisico e da quello mentale. Ma il pensiero che fosse comunque un test, un’ulteriore preparazione a temperature che spero di non incontrare durante il record della prossima settimana, mi ha aiutato a leggerle per quello che erano: un’occasione per crescere ancora di più come atleta. Alla settima ora e un quarto è arrivato il momento più difficile. Un malessere importante mentre pedalavo, evidentemente un po’ di riso rimasto sullo stomaco, ma ha sprofondato in un qualcosa che pensavo irrimediabile. Fortunatamente, l’esperienza ha fatto la differenza: il lavoro di tantissimi anni sulla respirazione mi ha permesso, per circa mezz’ora, pedalando a 28 all’ora, di eseguire esercizi di respirazione mirati, digerire il riso e godermi davvero l’ultimo quarto d’ora, fino all’ottava ora, alle 17 in punto. I numeri finali: 218 chilometri, 27,5 km/h di velocità media, 105 watt medi. Penso di aver gestito al meglio queste otto ore. I 218 chilometri mi incoraggiano e molto probabilmente questo sarà il ritmo gara che mi vedrà ad Arese, supportato dalle ore che andranno dalle 18 alle 2 del mattino, con tanta riserva per poter affrontare le altre sedici. Poi, c’è l’energia del gruppo, bellissima, che mi aiuta a pensare a quanto saranno difficili quelle ventiquattro ore, ma che avrò al mio fianco le persone giuste. Mancano solamente dieci giorni. Appuntamento: circuito La Pista di Arese, sabato 12 settembre, con partenza alle ore 18 ed arrivo alle ore 18 di domenica 13. Vi aspetto. “L’impossibile non esiste. È solo ciò che non abbiamo ancora sistematizzato.” Sempre, un chilometro alla volta. SPONSOR: Progetti del Cuore, Borello, Pomì, Quixa, Vittoria, Katana, TOOT Engineering, T-Red, Coppini Arte Olearia, Tagliabue, Dama, Deda, Fizik, AVR, ANMIC Cremona, Dona di Slancio, Casalmaggiore.
Leggi tutto
Altra sessione qui su La Pista di Arese, per preparare il nuovo tentativo di record sulle 24 ore in outdoor. È incredibile quanto, nonostante le esperienze passate importanti, se metti nel mirino di migliorare i mille aspetti che compongono un obiettivo, ci sia ancora da lavorare, impegnarsi, provare e sbagliare. Sempre. Ma soprattutto, quando rimanga fondamentale la squadra al tuo fianco, con le loro diversità, le loro competenze, i loro sorrisi. Il pomeriggio di oggi ad Arese, insieme a Matilde, Stefano, Marco, Romolo, Andrea e Leonardo, è stato esattamente questo: un laboratorio. Test fondamentali che, come atleta, mi hanno reso davvero orgoglioso, nel vedere quanto sapere ed entusiasmo, c’era nel box. Con i ragazzi che sono stati con me in tutti e tre i progetti di Oltre l’Impossibile, Islanda nel 2024, Cambogia lo scorso anno e Capo Nord quest’anno, abbiamo continuato a perfezionare i nostri cambi. Un dettaglio che sembra piccolo ma non lo è, tutt’altro: i passaggi di borracce, alimentazione e comunicazione sono uno degli elementi che decideranno il risultato finale. L’obiettivo dichiarato è eguagliare la distanza di Palma de Mallorca, 602,990 km, che dal punto di vista atletico, su un circuito outdoor con vento e dislivello reale, significherebbe essere migliorati come atleta e come team del venti per cento. In un solo anno. Un numero incredibile. Qualche passaggio è ancora da rifinire, ma il novantacinque per cento dei cambi è stato perfetto. Questo ci mette tranquilli per quello che ci aspetterà durante il record e ci ha permesso di analizzare in anticipo alcuni aspetti specifici delle 24 ore. Poi, insieme a Romolo e Marco, siamo passati alla parte più tecnica: i test di risparmio energetico. Tracce GPX e moltissimi dati raccolti come le pressioni diverse delle due ruote per capire il rollio, l’analisi punto per punto del circuito per definire esattamente dove e quale rapporto utilizzare, l’ottimizzazione dei cambi e, soprattutto, le traiettorie da tenere al millimetro durante ogni giro. I dati sono arrivati come ci aspettavamo e sono molto importanti: a parità di watt è aumentata la velocità ed è diminuito il battito cardiaco. Il primo test era stato in laboratorio; questo era il primo svolto in pista. Possiamo dire di aver fatto centro, dandoci ulteriore energia ed entusiasmo per centrare l’ambizioso obiettivo. Domani il test più importante: otto ore consecutive, già condivise e pianificate oggi pomeriggio con tutta la squadra di ragazzi e ragazze che mi affiancheranno. Dalle 10 alle 18, otto ore dove ho pianificato cadenze, rapporti, velocità, soste, alimentazione e ogni altro dettaglio, per arrivare il più pronto possibile al record di sabato 12 settembre, con partenza alle ore 18, dove, VI ASPETTIAMO. “L’impossibile non esiste. È solo ciò che non abbiamo ancora sistematizzato.” Sempre, un chilometro alla volta.
Leggi tutto
Ci sono sessioni di allenamento che servono a capire dove sei. Lunedì e martedì, due giornate vissute ad Arese, sono servite a capire qualcosa di più preciso: se il sistema funziona. Quasi 190 chilometri percorsi per capire che la risposta è: SI, con un dettaglio che non mi aspettavo. Il test di martedì 18 agosto era strutturato su 4 ore consecutive sul circuito de “La Pista” di Arese, lo stesso circuito dove il 12 e 13 settembre dalle ore 18, tenterò di eguagliare i 602,990 km di Palma de Mallorca, ma questa volta su strada aperta, con vento variabile e saliscendi reale, con un dislivello totale di circa 1.800 metri. Quattro ore per misurare la “macchina Andrea”, calibrare il sistema e capire nell’insieme, dove siamo. I dati dicono questo: 126,74 km in 4 ore, con zero soste ed una proiezione sulle 24 ore, che ci fa sognare l’impossibile. Ma il numero che mi ha fermato è un altro. A Palma de Mallorca, il 7 giugno 2025, ho percorso i primi 100 km in 3 ore e 36 minuti. Martedì mattina ad Arese gli stessi 100 km li ho percorsi in 3 ore e 13 minuti, ben 23 minuti più veloce, su un circuito più difficile, con vento variabile, su asfalto aperto. Questo non è un caso, è il risultato che il sistema che funziona. Il lavoro del team. Quello che non si vede nei dati, e che invece è il contributo più importante di questi due giorni, è il lavoro di tutta la squadra. Zero soste in 4 ore significa una cosa concreta: ogni passaggio in cui avrei dovuto rallentare per idratarmi, alimentarmi, ricevere informazioni, è stato gestito dai ragazzi di “Oltre l’Impossibile”, il progetto che negli ultimi anni mi ha visto con loro In Islanda, Cambogia e Norvegia. Loro, mentre io continuavo a pedalare, concentrato sugli aspetti a me strettamente legati, si occupavano delle borracce, sempre pulite e asciugate prima del passaggio, gel, barrette, ecc. Ogni dettaglio pensato in anticipo, tutto scritto su di una tabella, non improvvisato nel momento. Questo per me, è ingegneria della performance. Quando un atleta non deve pensare alla logistica, quando sa che la borraccia arriverà nel momento giusto, che il cibo è pronto, che il team ha già anticipato il bisogno prima che diventasse un problema, libera una quantità enorme di energia cognitiva. Quella energia resta così disponibile per la cosa che conta: pedalare, gestire il ritmo, rimanere nel canale del Flow per ore consecutive. Questi giovani in questi due giorni hanno dimostrato qualcosa che insegno nelle aziende e nelle scuole: quando ogni membro del team esegue esattamente il proprio compito, e lo fa con precisione, cura ed il sorriso, il sistema produce risultati che nessun individuo potrebbe raggiungere da solo. Cosa abbiamo imparato. Oltre ai dati di performance, questi due giorni hanno prodotto una lista precisa di ottimizzazioni da implementare prima di settembre: la bici di backup da avere sempre pronta, la gestione della pressione dei tubolari sulle 24 ore, la valutazione di montare una corona da 54, il sistema di comunicazione con auricolare durante il record, il prossimo appuntamento dal meccanico per un checkup completo. Questo, non è un elenco di problemi, ma ottimizzazioni. I problemi si scopriranno il giorno del record, ma gli aggiustamenti si fanno prima. Il prossimo test è mercoledì 26 agosto: 8 ore consecutive, anche questo con l’obiettivo ambizioso di fare zero soste, con cibo solido integrato nel protocollo. Ogni sessione migliora su quella precedente. Il record di settembre si costruisce adesso, un giro alla volta. “L’impossibile non esiste. È solo ciò che non abbiamo ancora sistematizzato.” Sempre, un chilometro alla volta.
Leggi tutto
Quella di oggi, è una di quelle tappe che entra nel palmarès. Non per i chilometri, ma per quello che lasciano dentro. La mattina inizia con un privilegio che oramai riconosco e che non smette di emozionarmi: un nuovo pezzo del Sentiero della Valtellina, sconosciuto fino a ieri, apprezzato metro dopo metro fino alla Cantina Nera. Alla Cantina Nera ci accoglie Simone Nera, figlio del proprietario. Un caffè, una fetta di torta tipica di queste zone, quella che sa di casa anche quando sei lontano, e poi un viaggio nelle cantine. Come in altre occasioni lungo questo Tour, è stato prezioso ascoltare dalla voce, dalle parole, dal tono di chi quella cantina la vive ogni giorno, quanta passione ci sia dietro una bottiglia di vino. Non è “solo” un prodotto, è una storia. Prima di ripartire, uno scambio che porterò con me. Ho donato a Simone una confezione del vino Casalmagiur, il vino del mio territorio, insieme alle due scodelle tipiche della zona. Lui, in cambio, ci ha regalato una preziosa bottiglia delle loro, con le caraffe. Due territori che si incontrano attraverso quello che sanno fare meglio. Due culture che si scambiano qualcosa di autentico, ed è esattamente questo lo spirito con cui porto Casalmaggiore in ogni tappa di questo Tour. Poi si parte per l’Aprica. Fin dal primo metro è stato bello cavalcare in sella questa salita conosciutissima, vista tantissime volte, sciuta a memoria ma mai vissuta. Pendenze costanti, mai proibitive, il tipo di salita che permette di fare un ottimo allenamento mantenendo il ritmo, senza doversi fermare. Con Patrizia Spadaccini al fianco, la salita scorre con quella leggerezza che si trova quando il corpo è in forma e la testa è libera. Poi, i trenta chilometri verso il Passo del Tonale. Pian piano la vegetazione si dirada. Le montagne si avvicinano. La neve, bianca e silenziosa, appare sempre più vicina fino a toccarla quasi con gli occhi a oltre duemila metri. Non avevo mai percorso questa strada prima, senza sapere esattamente cosa aspettarmi. Quando si arriva in cima e si guarda indietro verso la valle, ci si rende conto che certi sogni si realizzano esattamente così, pedalando, senza fretta, godendosi ogni tornante. Una tappa importante dal punto di vista ciclistico, due salite che entrano nel palmarès, un percorso che pochi hanno la fortuna di vivere in bici, ed ancora una volta, il privilegio di portare Casalmaggiore con me, sulla divisa, nelle parole, nel vino donato a Simone. Anche fermarsi a un bar lungo la strada e vedere qualcuno che legge il nome della mia città sulla maglia. Anche questo, è in parte, il viaggio. Sempre, un chilometro alla volta.
Leggi tutto
Quella di oggi non è una tappa che misuri in chilometri, ma in mani strette, merende improvvisate, in stanze che profumano di legno antico. Colico ci ha accolto con il sorriso della sindaca Monica Gilardi, facendo diventare oramai un rituale, il saluto istituzionale, diventando parte integrante del Tour, legando con un filo invisibile ogni comunità alla successiva. Si parte insieme a Marco Battoraro di Brianza d’Epoca, in compagnia, su una strada che costeggia il lago e poi sale verso la Valtellina. A Morbegno, l’assessore Lidia Moretti e Andrea Ruggeri ci aspettano, ed accade qualcosa che non ti aspetti mai abbastanza, la merenda dai Fratelli Ciapponi. Ci sono momenti in cui il Tour smette di essere un’impresa atletica e diventa semplicemente vita. Questo è uno di quelli. A Berbenno una sosta con il Bici Club locale seguita da un’intervista, due chiacchiere con i ciclisti, il tipo di conversazione che si fa solo quando si è in bici e si ha il tempo di fermarsi davvero. L’arrivo a Sondrio porta con sé un’accoglienza speciale. Il vicesindaco e Francesca Canovi ci aspettano, per entrare poi nella stanza del sindaco. Una stanza costruita interamente in legno di cirmolo, uno di quei legni che profumano di montagna, di tempo, di artigianato vince contro il tempo. Mi fermo a guardare, toccare, mi siedo. Certi luoghi parlano prima ancora che qualcuno apra bocca. Una tappa semplice dal punto di vista del chilometraggio, una giornata di recupero consapevole, voluta, necessaria. Domani la strada sale verso l’Aprica e il Passo del Tonale, ed il corpo deve arrivare lì con le gambe giuste. Il Tour si gestisce anche così, sapendo quando spingere e quando lasciare che il ritmo scorra senza forzare. Sei tappe e tantissime comunità incontrate, e la Valtellina che apre le porte a quello che viene dopo. Sempre, un chilometro alla volta.
Leggi tutto
Eventi
In occasione della festa annuale del Luna Residence, racconterò le mie avventure, fino ad arrivare all’ultima in Islanda
Leggi tutto
Eventi trascorsi
Iniziano da Sabbioneta le presentazioni aperte al pubblico, relative al mio ultimo viaggio in Scandinavia, Finlandia, Svezia e Norvegia, denominato #crossinthenorth. Faremo assieme un viaggio, grazie a racconti, aneddoti, filmati e foto. Vi aspetto! Vi aspettiamo!
Leggi tutto
Castelverde – 9 dicembre 2022 Altro appuntamento in cui poter venire ad ascoltare e vedere l’Impresa in Islanda. Questa l’organizzazione della serata: Dalle ore 19 MOSTRA FOTOGRAFICA Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21:45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” VI ASPETTO
Leggi tutto
Noceto (PR) – 25 novembre 2022 Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale”. Dalle ore 18 alle 23 – Mostra Fotografica Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21.45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” Seguiranno aggiornamenti
Leggi tutto


